Durante Frequenze Disturbate ad Urbino girava, in centinaia di copie, un piccolo pezzo di carta contenente, a firma DNA Concerti (organizzatrice dell'evento), uno statement nei confronti del Mucchio Selvaggio.
A me il mio giornalaio il Mucchio si rifiuta di venderlo perchè pensa che (visto il nome) sia un giornale porno. Essendo io minorenne (eh!), il giornalaio non vuole problemi: no Mucchio per me. Quindi non posso proprio commentare sullo spessore di quel giornale, ma visto che apprezzo il coraggio di chi si prende lo scomodo di dire le cose che non gli vanno, in modo chiaro e pubblico, vi passo la storia.
Naturalmente io ho il foglietto originale acchiappato ad Urbino, roba che fra qualche anno a venderla su eBay si fan dei gran soldi.
Ah, dimenticavo: se casomai il Mucchio volesse replicare, ben lieto di dare spazio. Niente roba porno, però, mi raccomando.
E questo è quanto è scritto su quel foglietto, a firma Pietro Fuccio di DNA Concerti:
Alcuni di voi si saranno accorti (e approfitto per farlo notare agli altri)
che manca quest’anno da frequenze uno dei soggetti che sin dalle prime
edizioni, e in particolare nelle ultime, era stato presentato come uno dei
massimi artefici della reassegna: il mucchio selvaggio.
la sua assenza non è casuale, ne è frutto della semplice scelta di legarsi
ad altri media partner per questioni di convenienza: IL MUCCHIO E’ STATO
BANDITO DA FREQUENZE DISTURBATE, per ragioni eccezionalmente gravi che credo
meritino di essere conosciute.
il mucchio, nella persona della sua direttrice daniela federico, non solo si
è reso colpevole di un clamoroso inadempimento degli obblighi assunti (in
parole semplici, non ci è stato corrisposto il contributo economico
pattuito), ma anche, fedele alla propria rivendicata vocazione di
fustigatore degli ingiusti, ha avuto il coraggio di accusare DNA concerti di
essere venuta meno ai propri obblighi, e verso il mucchio stesso, e verso il
pubblico del festival, al quale avremmo propinato una manifestazione
scadente e vendute una formula e una lineup che non avremmo poi mantenuto,
scelte queste dalle quali il mucchio energicamente si è tirato fuori.
peccato che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, e così questo
tentativo di basso livello di evadere le proprie responsabilità economiche
buttandola sull’etica si è rivelato a occhio nudo per quello che è
basta dare un occhiata al numero 548 dell’allora settimanale, quasi
interamente dedicato, come già in passato, al festival, con il solito generoso
reportage sullo stand del mucchio e i suoi padroni di casa, tutti intenti a
sfoggiare sorrisi da un orecchio all’altro che non sembrano tradire alcun dolore
o imbarazzo nel prendere parte ad una presa per i fondelli a danno dei loro
preziosi lettori (il titolo recita: “panoramica su quello che è stato uno
dei più interessanti eventi di questa torrida estate. QUANDO LA MUSICA SI FA
CULTURA”).
perdonateci dunque se la successiva levata di scudi contro il festival
tradito ci sembra una scusa un pò debole per tenersi stretti i soldi, e se
abbiamo riitenuto opportuno tenere fuori da nostro festival questi campioni
dell’etica ai quali evidentemente, come a molti loro simili, è meglio non
dare (e non fare) credito.